Piero Porati: Lo Scultore

di Antonio Viganò

Nato a Fornaci di Briosco, capitale briantea delle terre cotte, Piero Porati ebbe modo fin da ragazzo di esprimere la sua fervida inclinazione artistica nell’esercizio della secolare arte del suo paese.
E proprio per il Comune di Briosco nel 1948, ancora molto giovane, creò quale sua opera prima un suggestivo
Monumento ai Caduti.

Nel 1950, terminata l’Accademia di Brera, fu chiamato a lavorare ad uno dei portali in bronzo del Duomo di Milano, in veste di aiuto dello scultore Giannino Castiglioni. Nello stesso periodo gli vennero pure commissionate opere monumentali che attualmente si trovano sparse sulle piazze di numerose città italiane, da Genova a Catania, da Milano a Vercelli.

Nel 1965 ci fu una svolta decisiva. Appassionato di volo, si iscrisse all’Aereoclub di Bresso e qui incontrò il pittore Roberto Crippa che solo allora cominciava ad essere considerato quel grande artista di cui tutti oggi rimpiangono l’immatura scomparsa. Fra i due si stabilì un intenso rapporto d’amicizia che ebbe risonanze rivoluzionarie sull’arte di Porati.

Abbandonati gli schemi operativi tradizionali, lo scultore approdò in breve ad un’estetica più consona alla sua tempra di uomo moderno. Dopo aver sperimentato vari tipi di materiali, finalmente pose le basi per la nuova ricerca formale e spaziale che gli urgeva dentro, grazie all’utilizzo dell’onice del Pakistan e del tigrato degli Urali, due marmi pregiati che per la loro composizione materica richiedono una paziente lavorazione con attrezzi diamantati.

I risultati furono sorprendenti. Le delicate sfumature dei marmi, spesso sapientemente messe in contrasto con la fredda presenza di elementi metallici, contribuivano ad aggiungere a quelle opere un valore cromatico non irrilevante, per cui a ragione si parlò di “sculture quadro”. Di immediata comunicazione era il loro contenuto, con pochi elementi stilizzati che svolgevano nell’essenza problemi che si allacciavano all’attualità, di ieri ma ancora di oggi: città di dimensioni microscopiche oppresse da immani calotte nucleari, alberi ridotti ormai soltanto ad un’impronta nell’avanzante colata di cemento, mondi politici incombenti sulla terra con la loro ombra.
Temi dunque che denotavano come l’artista fosse particolarmente volto alla comprensione della nostra epoca e dei suoi risvolti futuri. Gli stilemi plastico formali che venivano impiegati, quei tondi perfettamente levigati contrapposti a zone di rugosità naturale e quei sottili parallelepipedi protesi a indagare lo spazio sovrastante, costituivano l’originalità di Porati e giustificavano la sua crescente notorietà nell’ambito della scultura nazionale.

Nel 1972, assieme ad altre nove personalità provenienti dalle diverse parti del mondo, venne infatti scelto dall’UNESCO per restaurare i bassorilievi della porta d’accesso alla cripta del Santo Sepolcro, a Gerusalemme. Fra i suoi lavori degli anni seguenti vanno quanto meno ricordati una scultura in onice per l’aeroporto militare di Rivolto (Ud), base della Pattuglia Acrobatica Italiana, un grande pezzo in marmo bianco per una nota società multinazionale, la commissione per il monumento all’onorevole Franco Verga, ottenuta dopo aver vinto l’apposito concorso indetto dal Centro Orientamento Immigrati di Milano, un monumento, alto dodici metri, dedicato agli aviatori caduti in pace e in guerra, posto in una piazza centrale di Monza.

Per qualche tempo poi i suoi interessi furono tutti assorbiti dal volo aerostatico e dall’intensa attività pionieristica che gli derivò dall’aver conseguito per primo in Italia il brevetto ministeriale di pilota di mongolfiere.
Oggi invece – coniugando le due passioni di una vita, l’arte e i palloni ad aria calda – Porati pare voglia aprire un’ennesima fase del suo singolare percorso artistico. Il soggetto questa volta è monotematico e, diremmo, per lui scontato: le mongolfiere che, raggruppate in piccoli gruppi e disposte in tutte le possibili posizioni, sono create con la terracotta, la materia delle origini dell’artista, e sono poi dipinte con sgargianti colori oppure addirittura rivestite con una sottile foglia d’argento.

E il risultato – ancora – è ad effetto, tale da rievocare la stessa maraviglia che coglie chi ne osservi una vera attraversare il cielo. Lenta, silenziosa, maestosa.

 

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